…25 aprile 2015…
“….Il Sabato…della guerra….
..amo il lunedì…..amo il lunedì…..amo il lunedì…
Primo tempo
…ecco il mantra che mi risuona in testa…arriva il sabato…ci si dovrebbe rilassare…ma quando mai!!!!….si inizia la mattina…gli elettrodomestici tremano…a chi capiterà per primo????….dopo un breve sorteggio… si carica in velocità la lavatrice e si mette in funzione…con il caffè ancora sulla tavola…un occhio al colonnello che parla delle previsioni del tempo…si inizia a caricare la lavastoviglie…si aprono tutte le finestre e i balconi…”si deve cambiare aria”….cerco un riparo…ma non lo trovo.
…magicamente si materializza una scopa in mano…si inizia dalla cucina, poi il corridoio , poi i bagni…nel frattempo la lavatrice conscia della sua responsabilità…inizia la fase di centrifuga…e con buona pace di quello che c’è sopra…rovina tutto a terra!!!….finalmente trovo un riparo…e li resto in attesa fino alla discesa della consorte per “fare la spesa”…esco guardingo…in cucina c’è un tenore che canta “O bella ciao”…la lavastoviglie sbuffa , la seconda lavatrice è stata caricata…il rumore è cadenzato quasi una ninna nanna…mi rimane solo il balcone…ed ecco il “cercatore” di turno…che con un micro impianto a tutto volume…si accende una sigaretta si siede sul marciapiede…e lascia andare a tutto volume l’”Ave Maria”.
Secondo tempo
..dopo aver riposto il risultato della spesa giornaliera…si passa ad un pasto…semi veloce…”perché c’è tanto ancora da fare”…mi si raddrizzano le antenne…non saprei quale altro micidiale attrezzo sta per essere messo in funzione…i segnali non mancano..è l’ora di pranzo…tre telefonate sul fisso per promuovere prodotti, partecipare ad un concorso e rispondere per un’indagine sui “politici”….aggancio in male modo…si sveglia il tablet…inizia la sinfonia dei segnali…il “gruppo d’ascolto”…delle amiche si scatena…13 messaggi uno dopo l’altro..rifiuto la frutta e riparo a letto…chiudendo a doppia mandata la porta (peccato che non ci sia la chiave)…mentre cerco di trovare un qualcosa di positivo che mi possa accompagnare in questa giornata splendida di sole che non abbiamo potuto vivere all’esterno…mentre sogno…prati rasati, alberi che danno ombra, un laghetto con una piccola cascata, un plaid, un cuscino…ecco….che inizia l’…”attacco”!!!…sua maestà l’ASPIRAPOLVERE.
…subdolo, irriverente, mantenuto solo da un filo che porta energia (prima o poi taglio il filo)…si intrufola è inizia la sua “musica”…cerca gli angoli, apre le porte…si fa spazio!!!…cerco riparo …il bagno no…lavatrice in azione…la cucina no…lavastoviglie e televisore in tutt’uno…salone no…sedie alzate e il “subdolo” in azione…letto no..manco a parlarne…mi rimane la stanza “sacrario” quella dei miei figli che sono “fuori casa” da un pezzo…prudentemente entro…mi appoggio sul letto…ma dopo pochi minuti..eccolo che arriva…non c’è pace nemmeno li…apre con quel buffo “faccino impertinente” ed entra senza far rumore…poi…di botto…si mette in funzione tutto felice di avermi fatto saltare dal letto!!!….
..amo il lunedì…..amo il lunedì…..amo il lunedì…”
Gennaro Caparco

Penso che tutti noi viviamo di sensazioni, belle e brutte che siano danno brivido e gioia nello stesso tempo e ci piace condividerle.

Oggi, accompagnato da uno dei proprietari, sono andato a visitare una casa che penso sia stata edificata nell’800 e “vissuta” fino a non molti anni fa.

Siamo arrivati e, già dall’esterno mi è sembrata imponente; dopo essere entrati nel cortile, ci siamo presentati ai due abitanti che ancora dimorano in una piccola parte della casa, a piano terra che, tempo fa, era della governante.
Accompagnato da uno dei proprietari siamo saliti e, dopo due rampe di scale, sul primo pianerottolo si apre una porta a vetri che reca uno stemma con le iniziali dei proprietari.
Questo mi ha colpito molto, oggi le persone, quasi si dimenticano di appartenere ad una famiglia, ad un ceppo della Vita e le targhette fuori dalla porta di ingresso non troneggiano quasi mai sulla porta ma sono relegate a lato vicino al campanello.
Invece queste due porte a vetri con le iniziali mi hanno dato il benvenuto in un’altra epoca. Al di là della porta un terrazzino dove erano sistemate diversi vasi che un tempo la Signora o chi l’aiutava, curava per dare il benvenuto agli abitanti o agli ospiti.

La scala proseguiva, più stretta, fino alla sommità della casa.
Aperta una porticina ,la vista ha spaziato a 360 gradi sul circondario. Da quella postazione,(…altra emozione essere sui tetti di copertura!) era possibile vedere la montagna alle spalle con un Santuario sulla sommità, delle torri di un castello e poi le varie Chiese dei dintorni; una marea di tetti e giardini prospicienti la casa e, alla fine, la città che pareva lontana. Lassù c’era il silenzio e la pace, ho provato un senso di serenità e di pace che da tempo non sentivo.

Tornati giù abbiamo visitato le stanze,tutte comunicanti tra loro,ma con una porta d’ingresso sul terrazzino affacciato sul cortile.

La prima camera mi ha lasciato senza parole; la cucina!
Non era solo una cucina; per me è stato come immergersi nel privato della famiglia che aveva vissuto in quel luogo, il lavabo di pietra con lo sciacquavivande e poi…una serie di cinque fornelli incassati in candide piastrelle con i cinque portelli dove accendere il fuoco.
Qualcosa di spettacolare, unico nel suo genere così miracolosamente intatto, ogni fornello con la propria pentola, rigorosamente in rame; una ,in particolar modo, mi ha colpito ed è stata la pesciera, al suo posto perfettamente incassata, come per dire “ Sono qua in attesa che accendi il fuoco per fare il mio dovere”.

Di lato, due forni, uno dei due più in alto fatto apposta per cuocere i carciofi. Era di una bellezza unica ed era stato costruito in modo da accendere il fuoco, riporre la pentola forata per i carciofi da arrostire e chiudere ermeticamente con uno spioncino in vetro per controllarne la cottura, senza che in cucina si formasse fumo.

Avevo in tasca la mia macchina digitale, ma non ho avuto il coraggio di estrarla e fotografare il tutto. Nel sentire l’emozione nella voce della persona che mi stava accompagnando mentre mi raccontava quello che lei aveva vissuto da piccola in quei luoghi, ho avuto il pudore di non violare quei ricordi utilizzando un flash che avrebbe potuto interromperne il flusso.

Di lato, quasi vergognosa, c’era una cucina a quattro fuochi con alimentazione a gas, frutto certo di un acquisto fatto per alleggerire il lavoro degli abitanti in tarda età, di lato una finestra e poi, sempre più defilato, un frigorifero e la credenza, una grande credenza che arrivava quasi al soffitto, ed un tavolo centrale con tante sedie.

Avrei preferito soggiornare ancora in quella cucina, e continuare ad immaginare quello che poi i miei pensieri mi suggerivano…..

La vita domestica di questa grande famiglia quando era ancora in” vita”, nel preparare i pasti quotidiani e poi quelli nei giorni di festa, il vociare, il crepitare della legna nei fori che alimentavano la fiamma sotto alle pentole che rilasciavano nell’aria il profumo delle vivande che amorevolmente sarebbero state poi servite a tavola; mentre nella stanza che seguiva e nell’attesa si sentivano le note del pianoforte che la Signora della casa amava suonare per intrattenere gli ospiti prima di sedersi insieme alla mensa comune. Il vociare dei bambini, che furbescamente cercavano di eludere la vigilanza dei genitori, per giocare sul terrazzino a moscacieca o a nasconderello e, perché no, intrufolarsi in cucina e con un pezzo di pane intingerlo nel sugo che “pippiava”.
Nei giorni di festa il tavolo, pieno di piatti del servizio buono, la salsiera, le posate da portare a tavola, i cestini con il pane fresco sfornato dal forno nel cortile, i bicchieri di cristallo per accompagnare le pietanze con il vino fatto in casa della vigna del giardino che ospitava anche le piante di arance e mandarini che emanavano un profumo di freschezza e di gioia.
Le tovaglie, fresche di bucato, bianche come il latte pronte per la coreografia della tavola da imbandire….

Araldo Gennaro

Si, trenta minuti, passati in stazione per aspettare un congiunto, ricordi che affiorano alla mente e non ti lasciano respirare lasciandoti senza fiato.

Continua “parole portate dal vento” e questa volta sono condite da ricordi indelebili nella testa di un ragazzo che aveva un padre che lavorava nelle Ferrovie dello Stato Italiane ed era fiero del suo lavoro e di quello dei suoi compagni di lavoro, tutto avevano un unico intento, far bene il proprio lavoro, guadagnarsi lo stipendio e far funzionare le ferrovie.

Trenta minuti…, vorrei iniziare con un accenno ad una lapide che si trova presso la nostra Stazione, nomi di ferrovieri caduti nell’ultima guerra quando un attacco distrusse in parte la locale stazione, oggi versa abbandonata, quasi come se desse fastidio, la luce votiva sbrecciata, guarda all’ingiù, sporca brutta e senza luce, quasi a scusarsi di essere li visto che la sua funzione appare terminata, dimenticata da tutti.

Eh già, la Stazione prima era un baluardo “fisico e morale” non solo dei ferrovieri che transitavano o lavoravano ma, per l’intera cittadinanza, dove c’era un ordine prestabilito, quasi militaresco, i ferrovieri nelle lore divise diverse per ruolo, la Polizia Ferroviaria presente incuteva rispetto delle Istituzioni e accorreva in qualsiasi momento, c’erano il Dipartimento del Movimento, responsabili delle partenze ed arrivi, la biglietteria, un Sale e Tabacchi gestito da una famiglia di un ferroviere caduto in servizio, il giornalaio amico di tutti i pendolari che al mattino di corsa acquistavano il giornale e lui pronto a dare quello che da anni erano abituati a comprare, un Bar…detto della Stazione che rifocillava chi arrivava e chi partiva nonché i ferrovieri che transitavano, due sale d’aspetto, decorose, nonostante la suddivisione in Prima e Seconda Classe, la “Sala di Transito” per i ferrovieri e i manovratori che arrivavano e partivano, le “Toelette” divise per sesso con una solerte addetta che ripuliva in continuazione visto il numero crescente di utilizzatori di giorno e di notte e alla fine un deposito di biciclette, mezzo che era molto più usato a quell’epoca.

In Stazione:

…uomo sui settantanni…su una panchina…al cellulare…molto agitato…eh si…quando gli avvocati vedono che la cosa non li convince…saltano fuori i testimoni…ma quale testimoni vai dicendo…al momento del sinistro non c’era nessuno…

Nel frattempo dall’altoparlante (digitale) che non ha nulla a che fare con la voce calda di un uomo…un comunicato netto come una frustata…”Si avvertono i signori viaggiatori che i treni in partenza per Salerno sono momentaneamente sospesi…(altra frustata)…a causa del furto di rame tra la stazione di Cancello e di Nola, ci scusiamo, saranno svolte delle corse in autobus sostitutive”

…sulla banchina…potenza dei cellulari…un militare giovanissimo…in tuta mimetica con un borsone a tracolla….amore…in questo momento hanno avvertito che non posso partire per Salerno…ma come io ti sto dicendo che hanno avvertito adesso…(molto concitato e a squarciagola)…ma non posso…non è che non voglio…non posso…

Trenta minuti… com’ è cambiata la Stazione, si è vero…prima non c’erano i video che sparano pubblicità per 24 ore, non c’erano gli ascensori, non c’era la sala giochi con le macchinette mangiasoldi, la catena di una nota marca di fast food, non c’erano all’ingresso lato biglietteria una serie di scatole vuote con vetri sporchi dove dovevano trovare posto dei negozi per dare il benvenuto e l’arrivederci alla Città, ma di sicuro c’era un’altra aria nella Stazione, primo biglietto da visita di una Città che ha l’onore di avere una Reggia Vanvitelliana che molti ci invidiano.

Oggi, barboni che vagano in pieno giorno rovistando tra i sacchetti per trovare qualcosa, prostitute in attesa del cliente occasionale con a poca distanza il “pappone” che fa la guardia al suo investimento, un alcolizzato disteso sulla panchina che da al primo binario che dorme beatamente preso dai fumi dell’alcool, una donna non tanto giovane che ferma chiunque abbia una sigaretta per averne una, una coppia di colore che parlano animatamente nella loro lingua, due macchinisti stanchi e distrutti dalla fine del loro turno completamente sbracati con un trolley a seguito in assenza della famosa borsa nera con le insegne delle Ferrovie dello Stato e un cane che inutilmente al terzo binario fa la lotta con una mosca che insiste per trovare rifugio ne meandri del suo pelo poi stanco e sconfitto attraversa indisturbato le rotaie mentre passano i treni in transito.

…cinque ragazzi, con una marcato accento, tre ragazzi e due ragazze…(primo ragazzo)…ma dov’è sta il treno…(secondo ragazzo)…andiamo alla biglietteria…(prima ragazza)…ma quale biglietto…vieni che ti faccio vedere come si fa a vedere i treni in partenza…(terzo ragazzo smilzo, magro da far paura con i pantaloni che gli cadono sul sedere con la mano nella mano ad una ragazza che deve aver fatto da poco i campionati di sumo sui 110 chili)…ma allora non avete capito niente…noi saliamo agratis…

…in un angolo…due ragazzi che parlano fitti fitto e a bassa voce…sentono per l’ennesima volta l’altoparlante della soppressione dei treni per Salerno…(ragazzo)…devo assolutamente avvertire mamma…se no sta in pensiero…(ragazza)…ma no…l’avverti dopo…(ragazzo riponendo il telefonino)…ma si hai ragione…(potenza delle donne)…

Dal lato finale della Stazione, lato sosta autobus, due manufatti di un verde accentuato della locale postazione degli autisti degli autobus….

…uomo al cellulare….licenziare…ma allora non hanno capito… che non è perché non serve più il bigliettaio…mi devono licenziare…mi devono riqualificare…altro che licenziamento…(rumore del tiro dello sciacquone del bagno)…uscita…da solo…ma queste sono cose da pazzi…questi disgraziati…

Prima, la famiglia del Capostazione, figura mitica con il berretto rosso, la paletta e il fischietto che dava il via ai treni in partenza, abitava sopra la Stazione e quasi sempre veniva abbellita sui balconi di vasi di fiori che mettevano allegria davano un senso di serenità e di accoglienza. Oggi con la dismissione delle Stazioni, non vi sono più quei fiori ma la loro posto una rete di punteruoli per evitare che i piccioni sostino e facciano i loro bisognini.

Trenta minuti…e non ce la faccio più, troppi ricordi, finalmente annunciano l’arrivo della Freccia d’Argento con i miei congiunti tiro un sospiro di sollievo e mi metto rigorosamente al di là della fascia gialla in attesa del treno, la banchina si anima e quasi tutti si accalcano al di la della stessa verso il binario, quasi come se dovessero fare l’assalto alla diligenza nonostante i posti siano prenotati.

Che rabbia, la Mia Stazione, la Nostra Stazione non c’è più, al suo posto rimane solo il ricordo e la rabbia nel vedere uno “spezzatino” di aziende che nulla hanno a che vedere con una Stazione delle Ferrovie che si rispetti e che si faccia rispettare da tutti.

Come per una pietanza che, prima di essere consumata e gustata, sarebbe necessario conoscerne gli ingredienti della stessa per immaginare quello che ci aspetta assaggiandola, così le persone dovrebbero conoscersi prima di accompagnarsi. Non quella conoscenza superficiale, quella profonda, quella che ti colpisce, quella che ti fa desiderare di intraprendere un “viaggio” insieme che potrebbe anche durare per la vita.

Oggi invece si è totalmente… sconosciuti! Per le strade si cammina senza guardare, osservare, valutare, relazionarsi con gli altri. Ci si rinchiude volontariamente in un mondo irreale, fatto di musica emessa da quegli “aggeggi infernali” che martellano la testa con un volume smisurato al punto da farti estraniare dalla realtà, si cammina imbambolati senza vedere nè ascoltare nulla.

Provate, qualche volta, ad ascoltare le “parole portate dal vento”, esse vi parlano della persona che vi sfiora, potrebbe esservi d’aiuto, vi potrebbe emozionare, far riflettere, capire lo stato d’animo, l’Amore, il nervosismo, l’ansia, l’affetto per le cose che fanno parte del suo mondo, potrebbero farvela “conoscere”.

E tutto questo solo ascoltando, “catturando” le parole!
Si le parole, quelle che oggi risultano tanto difficili da esprimere.

In questo mio esercizio mentale ho cercato di capire chi mi trovassi davanti, ascoltando le “parole portate dal vento” strappate da qualche conversazione tra persone a me estranee o pronunciate ad alta voce ad un “anonimo” cellulare o parlando da soli:

- …non sono ancora uscito dall’ufficio…no, non posso fare la spesa…torno tardi ..(chiusura cellulare)…(altra telefonata)…mi sono liberato…abbiamo due ore per stare insieme…ti faccio uno squillo e apri il portone…

- …(un ragazzo e una ragazza)…sai sono andata dal dottore…ha detto che non ci sono controindicazioni…tu che pensi…me la prendo?…(il ragazzo infastidito)…che ne so…queste sono cose di donna…io voglio solo…..

- …mamma mi piace troppo…devo assolutamente comprarlo…(la mamma)…non ci sono soldi…(la ragazza)…lo dico a papà e me lo faccio comprare…

- …guarda quello…ma chi si crede di essere…solo perché porta quella macchina da sballo…si crede in diritto di fissarmi così…(l’amica)…e dai che ti importa…fa un sorriso…potrebbe avere un amico carino…

- …oggi non si può comprare più nulla…tutto aumenta…ma la pensione è sempre la stessa…(donna che parla da sola)…

- …(giovane al telefono con cane)…ma tu scherzi se avessi saputo…che sarei finito a portare il cane a spasso…non mi sarei mai fidanzato in casa…

- …ma tu capisci…(ragazza con amica)…dopo due anni…quello stronzo…mi lascia e mi manda un messaggio per dirmelo…(l’amica)…te l’avevo detto che era uno stronzo…

- …ma perché ti vesti così…(uomo verso donna)…dovresti essere più accollata…(donna ad uomo)…se non ti sta bene fatti la valigia…

- …non me ne va bene una…(giovane al cellulare)…dopo tre mesi che mi hanno sfruttato…oggi mi hanno chiamato…e….licenziato…e ora che faccio?….

- …voglio una festa stupenda…semplice ma stupenda…

- …ma tu capisci…io cucinare…convivere…no non se ne parla proprio…lui a casa sua ed io a casa mia…perché non stiamo bene così?…(donna al cellulare alterata)…

- …ho deciso mi sposo…(amico)…ma sei certo…se non la conosci proprio…(risposta)…sono sei mesi che ci conosciamo…abbiamo gli stessi gusti….ci amiamo…perché non farlo….(amico)…tu sai quello che è successo a tanti nostri amici e amiche…hanno fatto un colpo di testa…(risposta)…quanto tutto manca…entrerò anche io nel club dei separati….

Questi sono pochi esempi di quello che le “parole portate dal vento” mi hanno… portato.

Volutamente e doverosamente non esprimo giudizi, però ogni frase, ogni parola mi ha lasciato qualcosa di certo, di “sincero” e di reale, mi ha dato un’esperienza concreta di verità che nella società di oggi ,schiava della distrazione e del fatuo,non esiste quasi più.

La leggerezza di parlare ad alta voce indica un desiderio di comunicare “umano” ,ma oggi mortificato dalla necessità di non esporre mai la propria essenza mostrare un’immagine di sé “conformata”.
Di contro ascoltare, anche “parole portate dal vento”, è un “esercizio” importante per imparare a COMPRENDERE chi ci è vicino, a conoscerne pregi e difetti ed eventualmente accettarli consapevolmente, riducendo la possibilità di sorprese future.

Proprio come accade quando ci si accinge a provare una nuova pietanza conoscendone prima gli ingredienti !

Gennaro Caparco

Anno 2012, è il momento di fare una riflessione.

Da diversi mesi, tutti noi siamo presi da un’angoscia notevole, sarà paradossale, ma mentre pensavamo di trovarci in una società ricca, dove non mancava nulla o quasi ed ognuno di noi era riuscito, con sacrifici, ad avere una casa propria, un’automobile, dei risparmi, tutto in poco tempo è caduto, non c’è più!

L’Entità che ci ha creati, da Lassù, aveva provveduto alla nostra nascita, a dare ad ognuno di noi dei sentimenti e poi, nella sua grande bontà, aveva lasciato ad ognuno la libera scelta di utilizzarli nel modo che credevamo più opportuno. I sentimenti, grande cosa, si suddividono in” buoni e cattivi”. I principali sentimenti della sfera positiva sono amore, amicizia, passione, lealtà e sincerità, i negativi sono l’odio, la cattiveria e la cupidigia.

Per secoli,scegliendo tra essi, l’umanità ha fatto delle scelte, si,ma a scegliere erano uomini, donne, persone insomma e non macchine. Con questi sentimenti hanno distrutto e creato, hanno dato vita o eliminato degli Stati , dei Governi, delle Leggi,hanno dettato regole, che potessero dare delle risposte quando c’era il dubbio sul come comportarsi…. La passione, ad esempio, ha dato l’opportunità a tante persone di creare sistemi per aiutare l’umanità e rendere più “comoda” la vita.

Anno 2012, l’avvento delle macchine.

In tutto questo,senza che ce accorgessimo, abbiamo demandato tante scelte della nostra Vita alle macchine che, in base a precisi parametri matematici e “logici”,sicuramente hanno migliorato il lavoro, basti pensare al computer, dove basta digitare un tasto e si apre un Mondo di operazioni e di opzioni che prima era umanamente impensabile fare in pochi secondi. Ma in tutto questo,ci siamo posti il problema: qual è sarà il costo?

Il primo e il più evidente è la perdita di posti di lavoro; faccio un esempio che potrebbe dare l’idea , la nostra Nazione negli anni ha provveduto ad incrementare le autostrade, prima ad ogni uscita, nei caselli, c’erano delle persone che avevano il compito di dare il biglietto di ingresso o di prendere il pagamento in uscita ,oggi, come ben sapete, ci sono delle macchine sterili nel dare e sterili nel ricevere.

La lista è lunga, le banche, la posta, le ferrovie, la sanità (prenotazioni e pagamento tasse), gli uffici informazioni delle città, i distributori automatici di ogni tipo compresi quelli farmaceutici, gli autobus, i rilevatori di consumo del gas dell’elettricità, le università on line, le lezioni con gli esami on line, le agenzie di viaggio on line, prenotazioni, acquisti, riscossione crediti, reclami, certificazioni, tutto on line. Sicuramente mi sarà sfuggito qualcosa, ma in definitiva tutti hanno un comune denominatore: non hanno umanità, non c’è più la relazione con l’altro oltre alle migliaia e migliaia di posti di lavoro in meno.

Tutto questo, si badi bene, è avvenuto negli anni e non in poco tempo ( Forse avremmo potuto accorgercene e correre ai ripari!?!).

Intanto,
mentre ci districhiamo tra il computer ultra piatto con diecimila funzioni, il telefono portatile (cellulare) che tra poco cucinerà anche le pietanze con gli infrarossi, la macchinetta computerizzata che al mattino ci fornisce le analisi cliniche, l’auto che non ci sarà bisogno di guidare per arrivare sul posto di lavoro (ammesso che lo si abbia) perchè basterà comunicare l’indirizzo e continuare a dormire durante il tragitto,il semaforo” intelligente” che varia l’accensione in relazione al flusso delle macchine “intelligenti” che arrivano e inviano un segnale, il cane o il gatto dotato di un microchip che, in caso di impellenti necessità fisiologiche è, in grado di avvertire qualcuno in casa che sta uscendo per poter soddisfare i suoi bisogni fisiologici e che tornerà da solo, alla tapparella intelligente che non si apre se non al comando dell’unità centrale per avvertire che il sole è sorto e che forse è il momento di alzarsi,alla cucina che automaticamente riceve l’ordine di accendere il gas per il caffè o per il latte, al tostapane che, programmato, dà il prodotto finito cotto al punto giusto e, per ultimo ma di sicuro non ultimo, al distributore automatico delle pillole da ingerire al posto degli alimenti per dare il giusto introito di vitamine, sali minerali,proteine al nostro organismo senza la noia di fare la spesa e cucinare,

rimane la desolazione delle mancate relazioni tra le persone,delle mancate parole,dei mancati gesti che tanto possono gratificare, rimane la solitudine di chi cammina con gli auricolari senza accorgersi di ciò che accade intorno a sé.

Ecco siamo alla fine di questa mia piccola dissertazione che vorrebbe essere solo uno spunto per una riflessione.

Abbiamo demandato tutta la nostra Vita alle macchine e, come diceva un grande illuminista, prima o poi le macchine si rivolteranno contro di noi. Ci stiamo arrivando e forse fra cinquant’anni dei robot ”intelligenti” ci separeranno e saranno loro i padroni della Terra… intanto oggi, silenziosamente, la nostra esistenza è già totalmente condizionata dalla “logica meccanica” delle macchine che agiscono al servizio di pochi uomini, senza emozioni, i quali, avendo la libertà di scegliere tra i doni che l’Entità ha profuso, hanno scelto la cupidigia e il potere economico che inevitabilmente soffoca e distrugge la serenità di milioni di persone altre.

Bisogna riprendersi il buono dei sentimenti che ancora ci rimangono; fare dei sacrifici non vuol dire foraggiare quelli che ci stanno strozzando per utile proprio,ma darci e dare delle regole e seguirle usando il nostro cervello, ritornare a pensare, non seguire il gregge, modificare l’assetto, riacquistare la libertà, avere dei valori morali, ascoltare gli anziani, ricostruire una Società semplice ma ricca di valori postivi, non ascoltare i “pifferai magici” che seguono solo il loro rendiconto, fare Politica con la P maiuscola, ascoltando i bisogni delle persone e comportandosi come “un buon padre di famiglia”, fare scelte per il bene comune non per arricchire il proprio patrimonio a danno degli altri.

Il Signore ci ha dato la libertà di scegliere e noi dobbiamo scegliere, usando anche le macchine che hanno ragione di esistere in una Società evoluta, ma unendo al cervello il cuore e agendo come uomini che si sanno e sanno emozionare !

Gennaro Caparco

….siamo arrivati a …90 VOTI… e questa è la mia ricetta (foto)… da votare – Tris di cereali di Gennaro – sezione primi piatti…mancano una manciata di voti per arrivare all’undicesimo posto e poi scalare il decimo…per votare ….da www.cucinafilm.it …per Concorso Fratelli Carli…Fornelli da Chef…seguendo le istruzioni…

….attualmente su 51 ricette in competizione la ricetta è al 12° posto in classifica Nazionale…chi vota partecipa ad un’estrazione istantanea immediata…di un regalo…cinque nostri amici hanno avuto fortuna votando la ricetta…

….so che la procedura è fastidiosa…ma è fatta per garantire tutti e non si possono fare quindi giochetti al rialzo cliccando e votando più volte…

…proviamo a farla arrivare in decima posizione…poi sarà la Commissione Tecnica…che a prescindere dai voti…deciderà su 10 ricette per sezione…la ricetta vincitrice….divisa per sezione…

“… I criteri di giudizio saranno i seguenti: originalità, creatività, ingredienti utilizzati, uso dell’olio d’oliva e soprattutto vicinanza ai valori del marchio Fratelli Carli…”…

….oggi più che mai non avrei immaginato che la ricetta arrivasse in questa posizione…e tutto grazie in particolare a Voi…di Facebook….

….proviamoci e se…”vi piace”….votatela….grazie…felice serata…

Ero affacciato a fumare una sigaretta sul balcone, guardando verso la strada ho notato una persona che andava stanca e lenta, aveva una massa informe di capelli bianchi, un ombrello in mano anche se non pioveva, una busta con qualcosa in mano e strascicava i piedi con un andare lento e dondolante.

 

Non lo conoscevo, ho immaginato solo che quel suo andare gridava a tutti la sua solitudine, non so se è solo nella vita, se non ha famiglia, se ha un tetto, ma la sua andatura e il riposo forzoso per prendere fiato mi ha dato l’idea di quello che oggi è difficile dire: siamo soli.

 

Soli in famiglia, in mezzo alla gente, nel traffico, in chiesa, a scuola, in famiglia. Soli, solitudine e tristezza diventano le amiche da portare dietro. Ma chi ci ha ridotto in queste condizioni?

 

Tante troppo concause, iniziamo da capo.

 

Nell’ultimo post sul blog ho scritto e ne sono convinto che: “Nel corso della nostra Vita esistono delle priorità: lo studio, il lavoro e la famiglia. Ora dopo aver raggiunto i primi due punti e quindi una sorta di “stabilizzazione” c’è chi pensa a formarsi una famiglia….”  e ne sono ancora convinto.

Solo che oggi, 2012, tutte e tre le cose che ho detto hanno un significato diverso.

 

Iniziamo dalla prima, lo studio.

 

Fonte importante per la nostra crescita, volano di idee per quello che si desidera fare nel futuro, ciclo fin troppo lungo per poter arrivare con energie per quello che ci aspetta nella Vita. Non sempre la scelta del corso di studi è appropriata, falsata alle volte e spesso direi dalle aspettative di genitori che desiderano il meglio per poi lasciare soli i figli nel prosieguo degli studi perché troppo impegnati nel portare avanti la famiglia senza risorse. E allora? Stanchezza fisica e mentale di un percorso di studio che porta ad illusioni momentanee per poi scontrarsi conla Vitareale e sentirsi impreparati.

 

La seconda, il lavoro.

 

Il lavoro che non c’è, dopo promozioni e bocciature, felicità e tristezza, si arriva alla fine con un titolo che poco serve se non nulla. Tutto daccapo, le energie, poche, nella ricerca spasmodica di un lavoro. Prima quello che il titolo di studio, diploma o laurea che sia, dovrebbe darti poi…qualsiasi cosa, aumentano le esigenze, passa il tempo ed inizia un logorio continuo. La famiglia, quando c’è, cerca di supportare ma non sempre riesce. Ed ecco li dovrebbe scattare una molla, la voglia di iniziare daccapo, mettersi in gioco, ma non tutti riescono e si continua a sentire soli.

 

La terza ed ultima in ordine del cronoprogramma della nostra Vita, la famiglia.

 

Presi dal vorticoso giro degli amici che con un poco più di fortuna o di coraggio, hanno modificato l’assetto della Vita, uno scatto di reni alle volte all’improvviso fa capolino. Ed allora si inizia a studiare, approfondire, fare esperienze, belle e brutte. Le seconde sono quelle più importanti ti sballano ma ti forgiano, ti rendono più forti agli urti chela Societàdi cui prendi coscienza solo allora ti da. E forte di queste esperienze, finalmente si inizia a pensare non più da soli ma insieme ad un’altra anima, vicina e lontana. Vicina fisicamente ma lontana ancora nella mente.

Due unità sole che si cercano e formano una famiglia. E nel momento decisivo non si sentono più soli.

 

E’ la Società che è egoista e chiede troppo.

 

Gli anni sono passati, l’insofferenza nello studio è un lontano ricordo, il lavoro che si desiderava forse non è arrivato, alcuni per ottenerlo vivono lontani da casa, ma è il momento nel cronoprogramma di aver desiderio di formarsi una famiglia, ed è compito dei genitori dopo aver riflettuto sull’educazione che si è cercato di dare e dopo aver accettato gli sbagli fatti, di dare una mano per guidare quelli che sono il frutto dell’Amore in modo che anch’essi possano dare Amore a loro volta.

Saranno sempre piccoli per noi e vero ma e importante stare vicino in modo discreto per non farli sentire SOLI.

 

Forse accetteranno questa condizione e forse non si ridurranno come quella persona che ho visto poco fa dal balcone mentre fumavo una sigaretta.

 

Fine seconda parte.

 

 

Grigliata di carne mista

 

Ingredienti:

 

Costine di maiale          4

Braciole di maiale          4

Salsiccia          4 pezzi

Pancetta           4 fette

Costolette d’agnello       4

Pomodori Pachino         10

Sale     q.b.

Pepe    q.b.

Olio di oliva       q.b.

Aglio, spicchi    2

Rosmarino        1 rametto

Aceto di vino bianco aromatizzato al limone        q.b.

 

Preparazione:

Tritate l’aglio con il rosmarino, salate, pepate e farcite con questo trito la carne.

Cuocetela alla griglia insieme ai pomodori, fino a quando sarà ben cotta e i pomodori appassiti.

Servite la grigliata calda con qualche goccia d’olio d’oliva e qualche goccia di aceto.

 

 

Per egoismo si intende un insieme di comportamenti finalizzati unicamente, o in maniera molto spiccata, al conseguimento dell’interesse del soggetto che ne è autore, il quale persegue i suoi fini anche a costo di danneggiare, o comunque limitare, gli interessi del prossimo.
La radice del termine è la parola latina ego, che significa io.

Mi è capitato più di una volta che, conoscendo delle coppie giovani in procinto di sposarsi oppure di andare a convivere, dopo aver esposto gradimento per il locale cucina e per la scelta dei mobili e degli elettrodomestici che avevano acquistato, mi è parso strano ricevere come risposta un grazie e dopo in aggiunta:…

…”ma chi cucina?…”.

Approfondendo di più la cosa, mi sono reso conto che non è il capriccio di una sola singola coppia, ma in generale sono i giovani della generazione di oggi che, pur desiderando ed ottenendo una cucina completa piena di accessori e il fior fiore degli elettrodomestici con un esborso notevole di quattrini, non hanno…assolutamente…

…il “desiderio di cucinare”…

Allora, viene spontaneo porsi delle domande:

- a che pro consumare soldi, risorse per piastrellare, pavimentare, attacchi idraulici per lavabo cucina e lavastoviglie?
- a che pro fornirsi di piatti, bicchieri, posate e cucchiaini, visitando decine di negozi per comprare le cose migliori e di gradimento ad un buon prezzo?
- a che pro comprare tovaglie distinte per il servizio buono, quello medio e quello di tutti i giorni?

E … potrei continuare all’infinito, nominando tutte quelle cose che servono in cucina sia per preparare delle pietanze che per poterle portare in tavola, per non parlare della lista di nozze che viene preparata dai giovani in attesa dei regali che gli invitati faranno alle giovani coppie.
Ah… se sapessero che tutta la loro buona volontà nell’acquisto di questi oggetti descritti nella lista invece di essere preludio di una cenetta intima o con gli amici da fare al più presto saranno destinati ad essere inscatolati per lungo tempo in attesa che, forse un giorno, serviranno.

Perché tutto questo?

Potrei liquidare la cosa, dicendo che oggi è il “mondo dell’apparire e non dell’essere” ma non è solo così.

Certo, una punta di cattiveria esiste quando alle visita del parentado o delle amiche/amici si espongono le caratteristiche della fattura della cucina o le caratteristiche degli elettrodomestici, nonché del contorno cioè: delle cose nei pensili, nei cassetti e nelle vetrinette e i rispettivi costi, si gode, vedendo le facce stupite e sorprese da tanta magnificenza scatenando una punta di invidia.

Ma è solo per questo? No, non penso che sia possibile.

Ho cercato di darmi delle ragioni per questo atteggiamento.

Nel corso della nostra Vita esistono delle priorità: lo studio, il lavoro e la famiglia. Ora dopo aver raggiunto i primi due punti e quindi una sorta di “stabilizzazione” c’è chi pensa a formarsi una famiglia.
Ed è qui che tutte le aspettative, le ansie, le preoccupazioni, i dubbi nascono, si ingigantiscono, diventano dei macigni e per la maggior parte delle persone, alle volte, un peso così insormontabile che vengono travolti per il corso della propria vita.
Ma allora, dove sono le cose belle e gratificanti della famiglia, la gioia dell’unione, “due cuori e una capanna”, il desiderio di procreare, crescere dei figli seguirli avere dei nipotini. Tutto è passato in secondo piano.

Perché? Perché purtroppo, e non voglio generalizzare, molti giovani sono rinchiusi nel proprio egoismo che non viene abbandonato nel momento cruciale di formarsi una famiglia anzi si acuisce.

Famiglia è: “condivisione e donarsi all’altro con l’anima e il corpo”.

Purtroppo non è così che viene vissuta oggi. Non sono ne uno psicologo ne un sociologo, quindi non voglio addentrarmi in cose che non conosco, ovvero, che conosco ma non sono la mia materia.

Non è vero che prima la donna non lavorava e quindi badava “solo” alla casa e ai figli e oggi lavorando in due non è possibile che non si accenda un fornello per preparare qualcosa che dimostri, anche in questa forma, Amore per l’altro/a.
Non è vero che l’uomo, possa solo pasticciare in cucina e poi lasciare alla donna il compito di pulire.
Non è vero che il tempo non ci sia per potersi organizzare.

E’ vero che oggi non esiste più la sudditanza della donna e quindi quando si decide “insieme” delle cose bisogna non solo farlo con le parole ma condividendo “insieme” i sacrifici e le privazioni se si vuole essere “famiglia” preparare è gioia, come ho già scritto, è un messaggio non verbale per dire “ti penso e quindi ti amo”……

Fine prima parte

Fegatini di maiale con l’alloro

Ingredienti:

500gr di fegato di maiale
“rezza” o rete
un cucchiao di strutto o olio extravergine
foglie di alloro
sale
pepe

Preparazione:

Preparazione: tagliate a grossi pezzi il fegato di maiale ed immergete la “rezza” in acqua tiepida per 15 minuti per farla ammorbidire. Quando la rete sarà diventata elastica stendetela sul tavolo da lavoro a tagliatela in tanti pezzi quante sono le parti di fegato. Avvolgete ogni pezzo aggiungendo una o due foglie d’alloro e condite con sale e pepe. In una padella e a fuoco basso fate sciogliere lo strutto o fate riscaldare l’olio e cuocete i fegato sempre a fuoco “dolce” fino a quando non sarà rosolato. Servite molto caldo accompagnando il piatto con crostini di pane casareccio.

Sin dal medioevo, la carne è stata sempre sinonimo di ricchezza, non tutti potevano avere sulle loro mense la presenza quotidiana della carne, elemento energetico per eccellenza, che dava vigore e forza per continuare il duro lavoro dei campi di quel tempo. Senza andare molto indietro, negli anni dopo il dopoguerra, era fortunato chi poteva permettersi la carne una volta a settimana, in particolar modo la domenica.

In campagna era quindi fondamentale, approvvigionarsi di carne, quella che per l’epoca era considerata meno nobile ma energetica che io definisco la “dispensa” degli italiani e veniva amorevolmente coltivata per tutto l’anno: il maiale.

Esso è stato celebrato in tutti i modi e non posso dimenticarmi di una bellissima lirica che è il “Testamentum Porcelli”, chi ho avuto il piacere di avere alle Cene Medievali si ricorda certamente dei due registi-attori che ci regalarono la loro interpretazione in volgare ed in italiano. Per chi non la conoscesse la riporto integralmente:

“TESTAMENTUM PORCELLI”

L’autore di questo scritto e ignoto e si pensa sia vissuto attorno all’anno 350 d. C.
E’ attestato fin dalla tarda antichità e poi tramandato per tutto il medioevo e oltre, in cui il porco stesso è immaginato mentre fa testamento, cogliendo l’occasione per enumerare ad una ad una le sue molteplici benemerenze verso l’umanità. Da San Gerolamo, vissuto fra il IV e il V secolo, apprendiamo che, il testamento del Porcello veniva recitato dai fanciulli delle scuole a mo’ di filastrocca. Molti secoli più tardi, nel seicento, l’agronomo bolognese Vincenzo Tanara ce ne fornisce un’ampia versione.

(Vincenzo Tanara, l’economia del cittadino in villa, Venezia, 1665, pag. 193,194).

Il sottoscritto M. Grugno Corocotta (1), maiale, ha fatto testamento. E non potendolo scrivere di mano sua, lo ha dettato affinchè venisse scritto.
Magirus cocus dixit: “veni huc, eversor domi, solivertiator, fugitive porcelle, et hodie tibi dirimo vitam”.
Il cuoco Cuciniere (2) mi disse “vieni qua, porco che metti sottosopra tutta la casa, girovago e sempre fuggiasco, oggi porrò fine alla tua vita”.
Corocotta porcellus dixit: “si qua feci, si qua peccavi, si qua vascella pedibus meis confregi, rogo, domine coce, vitam peto, concede roganti”.
E il maiale Corocotta disse “se ho fatto qualche cosa di male, se ho peccato, so ho rotto dei vasi con i miei piedi, o signor cuoco, ti chiedo di avere salva la vita, fai questa grazia a chi ti prega.
Magirus cocus dixit: “transi, puer, affer mihi de cocina cultrum, ut hunc porcellum faciam cruentum”.
E il Cuciniere disse “vai garzone e portami un coltello dalla cucina per scannare questo maiale”.
Porcellus comprehenditur a famulis, ductus sub die XVI Kal. Lucerninas, ubi abundant cymae, Clibanato et Piperato consulibus. Et ut vidit se moriturum esse, horae spatium petiit et cocum rogavit, ut testamentum facere posset.
E il maiale viene afferrato dai servi il sedicesimo giorno delle calende di Candelora (3), sotto il consolato dei consoli Tegame (4) e Speziato quando abbondano le verze. E quando egli vide che doveva ormai morire, implorς un’ora di tempo e chiese al cuoco di poter fare testamento.
Clamavit ad se suos parentes, ut de cibariis suis aliquid dimitteret eis. Qui ait:
E così chiamò a sι i suoi parenti per poter lasciar loro le sue cibarie. E così disse:
“”Patri meo Verrino Lardino do lego dari glandis modios XXX, et matri meae Veturinae scrofae do lego dari Laconicae siliginis modios XL, et sorori meae Quirinae, in cuius votum interesse non potui, do lego dari hordei modios XXX.
“”A mio padre Verro de’ Lardi do e lego che siano dati trenta moggi di ghiande e a mia madre Vetusta Troia (5) do e lego che siano dati quaranta moggi di segale della Laconia e a mia sorella Grugnetta (6) , alle cui nozze non potei esser presente, do e lego che siano dati trenta moggi di orzo.
Et de meis visceribus dabo donabo sutoribus saetas, rixoribus capitinas, surdis auriculas, causidicis et verbosis linguam, bubulariis intestina, isiciariis femora, mulieribus lumbulos, pueris vesicam, puellis caudam, cinaedis musculos, cursoribus et venatoribus talos, latronibus ungulas. et nec nominando coco legato dimitto popiam et pistillum, quae mecum attuleram: de Thebeste usque ad Tergeste liget sibi collum de reste.
Delle mia interiora do e donerò ai calzolai le setole, ai litigiosi le testine (7), ai sordi le orecchie, a chi fa continuamente cause e parla troppo la lingua, ai bifolchi le budella, ai salsicciai i femori, alle donne i lombi (8), ai bambini la vescica (9), alle ragazze la coda (10), ai finocchi i musculi (11), ai corridori ed ai cacciatori i talloni, ai ladri le unghie ed infine al qui nominato cuoco lascio in legato mortaio e pestello (12) che mi ero portato: da Tebe fino Trieste ci si leghi il collo usandolo come laccio.
Et volo mihi fieri monumentum ex litteris aureis scriptum: “M. Grunnius Corocotta porcellus vixit annis DCCCC . XC . VIIII . S . quod si semis vixisset, mille annos implesset.
E voglio che mi sia fatto un monumento con su scritto in lettere d’oro: “Il maiale M. Grugno Corocotta visse 999 anni e mezzo e, se fosse campato ancora sei mesi, sarebbe arrivato a mille anni”. (13)
Optimi amatores mei vel consules vitae, rogo vos ut cum corpore meo bene faciatis, bene condiatis de bonis condimentis nuclei, piperis et mellis, ut nomen meum in sempiternum nominetur. Mei domini vel consobrini mei, qui testamento meo interfuistis, iubete signari”".
Carissimi miei estimatori e preparatori, chiedo che con il mio corpo vi comportiate bene e che lo condiate di buoni condimenti, di mandorle, pepe e miele (14) in modo che il nome mio sia lodato in eterno. E ordinate al mio padrone e a mio cugino che sono stati presenti al testamento, di firmarlo.”"
Lardio signavit. Firmato da Lardone.
Ofellicus signavit. Firmato da Bisteccone.
Cyminatus signavit. Firmato da Comino.
Lucanicus signavit. Firmato da Salsiccio.
Tergillus signavit. Firmato da Coppa. (15)
Celsinus signavit. Firmato da Capocollo.
Nuptialicus signavit. Firmato da Prosciutto.
Explicit testamentum porcelli sub die XVI Kal. Lucerninas Clibanato et Piperato consulibus feliciter.
Qui finisce in tutta regola il testamento del maiale redatto il giorno 16° delle calende di Candelora, consoli Tegame e Speziato
Note

1) La traduzione non è facile perchè non sempre si riesce a comprendere il gioco di parole. Ma se gli studenti di San Gerolamo ridevano tanto, vuol dire che ogni parola richiamava loro alla mente cose spiritose.
Già la ragione del nome Corocotta non è chiara. In latino Corocotta era, secondo Plinio, il nome di un animale africano corrispondente ad un tipo di iena e si ha notizia, in Dione Cassio, di un bandito spagnolo che si era dato, per l’appunto, il nome (o soprannome?) di Corocotta e su cui Augusto aveva posto una taglia di un milione di sesterzi. Pare che questo eroe della resistenza spagnola abbia avuto l’ardire di andare a chiedere ad Augusto la taglia su sè stesso, ottenendo taglia e perdono! Il cognome Corocotta è comunque attestato da iscrizioni in Spagna ed a Roma.
E’ possibile che il cognome ricordasse la frase corium coctum, cuoio cotto e allora si potrebbe intendere il nome come “Pellaccia”.
2) Cocus Magirus: Il cuoco Magiro, ma la parola magirus indica anch’essa il cuoco.
3) Lucerninas: dovrebbe indicare il “giorno o festa della lucerne” di cui non si ha notizia. Qualcuno ipotizza che sia la festa pagana poi divenuta la Candelora al tempo di Giustiniano e fissata al due febbraio. Sedici giorni prima fanno il 17 gennaio che corrisponde bene all’epoca di macellazione dei maiali e alla presenza di “cymae” (propriamente le cime di rapa, ma anche verze, broccoli).
4) Clibanato: clibantus indicava un recipiente entro cui cuocere al forno. Piperatum vuol dire pepato, ma era anche il garum al pepe
5) Veturinae scrofae: non è chiaro il gioco di parole con “veturinae” che dovrebbe contenere un riferimento all’etΰ.
6) Quirinae: altro riferimento oscuro; il termine quiritatio significava schiamazzi.
7) Capitinas : non riesco a individuare il significato della parola; qualcuni interpreta come “setole della testa”.8) Lumbulos: i piccoli lombi; il “lombo” maschile in relazione alla donna è nota allusione erotica.
9) Vescica: allusioni ai bambini che se la fanno addosso?
10) Caudam: l’utilità della “coda” per le ragazze e fin troppo chiara.
11) I cinedi erano i finocchi dell’epoca e non è chiaro se i muscoli dovessero servir loro per apparire meno effeminati o se vi è un altro gioco di parole. Il nome di “finocchio” deriva, del resto, con tutta verosimiglianza, dai giochi di parole creati sul nome latino della verdura “foeniculum”.
12) Popiam è termine ignoto. Se collegato a pistillum, dovrebbe voler dire mortaio e la frase dovrebbe significare, più o meno, che il cuoco doveva legarseli al collo e andare a morire affogato. Non si comprende l’espressione “che mi ero portato” .
Da “Tebeste a Tergeste” dovrebbe essere un’espressione del tipo “dall’Alpi alle Piramidi”.
13) Sfugge la battuta; probabilmente parodiava l’iscrizione di qualche personaggio noto.
14) Nuclei: indica i noccioli o semi; ma non si riesce a sistemare nella frase con il nominativo plurale.
15) Tergillus, Celsinus, Nuptialicus: sfugge il gioco di parole; siccome i primi termini indicano prodotti del maiale,traduco come se le parole si riferissero a parti destinate a far salumi.

Testamento Porcelli

Avvedutasi certo venerabil porco, che dal protosguattero Zighittone doveva esser macellato, gli addimandò un ora di tempo per poter disporre delle sue facoltà, così comparve il notaro di Svigo, il quale rogò l’ultima volontà di quello.
Prima lascio il mio si da una caterva di golosi con varia cuocitura nel loro ventre sepellito.
Lascio a Priapo (dio della fecondità e degli orti) il mio grugno, col quale possa cavare i tartufi dal suo horto.
Lascio a’ librari e cartari i miei maggiori denti, da poter con comodità piegare e pulire le carte.
Lascio a’ dilettissimi Hebrei, dai quali mai ho avuto offesa alcuna, le setole della mia schiena, da poter con quelle rappezzar le scarpe e far l’arte del calzolaio.
Lascio a’ fanciulli la mia vessica da giocar.
Lascio alle donne il mio latte , a loro proficuo e sano.
Lascio la mia pelle a’ mondatori e mugnai, per far recipienti da acconciar i grani.
Lascio la metà delle mie cotiche a’ scultori, per far colla di stucco, e l’altra metà a quelli che fabbricano il sapone.
Lascio il mio sebo a’ candelottari, per mescolarlo a metà col bovino e caprino e far ottime candele, con le quali li virtuosi possano alla quiete della notte studiare.
Lascio la metà della mia songia a’ carrozzieri, bifolchi e carrettieri, e l’altra metà a’ garzolari per conciare la canapa.
Lascio le mie ossa ai giocatori, per far dadi da giocare.
Lascio a’ rustici, miei nutritori, il fiele, per poter senza spesa cavar le spine dal loro corpo, quando scalzi e nudi nel lavorar la terra gli fossero entrati nella pelle, e per poter senza spesa, in luogo di lavativo, l’indurato corpo irritare.
Lascio agli alchimisti la mia coda, acciò conoscano che il guadagno che son per fare con quell’arte è simile a quello che io faccio col dimenar tutto il giorno la detta coda.
Lascio agli hortolani le mie unghie, da ingrassar terreno per piantar carote.
In tutti gli altri liei lardi, presciutti, spalle, ventresche, barbaglie, salami, mortadelle, salcizzutti, salcizze e altre mie preparationi, instituisco cuglio che sia mio herede universale il carissimo economo villeggiante”.

(Vincenzo Tanara, l’economia del cittadino in villa, Venezia, 1665, pag. 193,194).

Piacevole versione moderna del “Testamento del maiale” a riprova della popolarità nei secoli.

(Amedeo La Greca)

Io peccatore e lurido maiale
devo morire perchè è Carnevale,
ma prima che sia morto e scenda all’orco,
sentite che vi dice questo porco!
Al sindaco, che conoscete tutti,
gli lascio i miei buonissimi prosciutti
perchι‚ per tutto l’anno, inverno e estate,
si faccia le sue solite pappate.
Poi lascio al segretario comunale
il mio grugnante grifo di maiale,
perchι lo ficchi sempre dappertutto,
e s’ingozzi e non resti a becco asciutto.
Lascio il mio fiele al medico condotto,
perchι ci faccia un utile decotto,
da dare come cura ai suoi malati,
finchι alla fine non li avrΰ spacciati.
Al parroco gli lascio la ventresca,
che gli ricordi la sua bella tresca
con la moglie del povero speziale,
al quale lascio in dote un bel guanciale,
su cui possa dormire sonni tranquilli,
senza mettersi in testa certi grilli!
Infine lascio il resto del mio corpo,
a chi gradisce e apprezza questo porco,
che fra salsicce, sfrizzoli e prosciutto
non se ne spreca niente, è buono tutto!
Così io vi farò peccar di gola anche da morto,
basta la parola.
Fra salsicce, salami e bei prosciutti
uno per uno vi accontento tutti!

I ciccioli di maiale sono un alimento molto antico; li utilizzavano già gli egizi, incorporandoli nel pane. Questa tradizione si è poi trasmessa anche in altre zone. In Italia l’allevamento del maiale ha sempre svolto un ruolo importante per le popolazioni contadine; anche oggi in molte zone è usuale ricavare i ciccioli al momento della macellazione, cuocendo il grasso e poi torchiandolo.

Focaccia con i ciccioli

Ingredienti per 4 persone :

600 g di pasta da pane – 300 g di cipolle – 150 g di ciccioli di maiale – sale

Per la tortiera : 2 cucchiai di olio d’oliva

Preparazione della Focaccia con i ciccioli

Potete fare appassire le cipolle in poco olio, quindi mescolarle all’impasto e proseguire come da ricetta.

Tempo di preparazione 15′

Tempo di cottura 30′.

Preparazione:

Sbucciate le cipolle e affettatele sottilmente; tritate i ciccioli. Mescolate alla pasta da pane le cipolle, i ciccioli e una presa di sale e lavorate l’impasto fino ad amalgamare bene il tutto. Ungete una tortiera con l’olio e disponetevi l’impasto ottenuto, tirandolo e livellandolo con le mani (se avete difficoltà a tirarlo con le mani, stendetelo con un matterello).

Mettete la tortiera nel forno riscaldato a 200°C per 25-30 minuti, dopodiché e servite la focaccia calda

Gli ingredienti :
per praticare la nobile arte della seduzione gastronomica sono pochi e semplici….ma…bisogna conoscerli perchè non si improvvisano. In una società come la nostra, snervante, frettolosa, spersonalizzante, anonima, il tempo è diventato una ricchezza e quindi non è possibile sprecarlo. Conoscere, risparmiare, ottimizzare:
- conoscere: gli alimenti sono cose vive, hanno dei canoni da rispettare per dare il massimo delle loro essenze e quindi coronare una pietanza in modo ottimale;
- risparmiare: il dosaggio dei componenti di una pietanza porta ad un risparmio eliminando il sovrappiù ed acquistando il necessario senza sprechi;
- ottimizzare: è inutile cucinare una pietanza in abbondanza quando chi ne deve usufruire potrà gustarla al suo massimo nel momento della mensa, le cose riscaldate, come in amore, non hanno mai dato grande soddisfazione, a maggior ragione ottimizzando le pietanze, il successo è assicurato.
Preparazione:
com’è noto una ricetta di cucina può sempre essere letta e messa in pratica in modo diverso e di conseguenza il risultato potrebbe avere un “qualcosa” in più o meno a seconda del grado di passione, preparazione e amore:
- passione: ad esempio – uno dei piatti più semplici (apparentemente) gli spaghetti al pomodoro – se non sono conditi da un pizzico di passione risultano passabili o poco graditi: la pasta poco cotta o molto cotta salata con poco o molto sale, il sugo annacquato perché non ha avuto il tempo di amalgamarsi, il pomodoro fresco utilizzato non maturo al tempo giusto, la passata di pomodoro (che notoriamente risulta più dolce di quella nostrana o fatta in casa) non salata a sufficienza, il sapore dell’aglio servito per formare la base per ricevere il pomodoro non eliminato al punto giusto e quindi ha intriso l’olio irrimediabilmente, vanificano il risultato finale della pietanza.
La passione è il desiderio di trasmettere in una pietanza, sacrificando del tempo, un messaggio non verbale ma positivo verso le persone care.
- preparazione: nel Medioevo una pietanza che spesso veniva preparata era “il pasticcio di…” una mescolanza farcita di spezie dolci e salate con carni varie nei momenti di cucina di grasso e pesci vari nei momenti di cucina di magro.
Una regola fondamentale per costruire una pietanza è il dosaggio degli elementi che ne fanno parte, l’abbondanza o la mancanza di un ingrediente può modificare il risultato finale. La preparazione segue la scelta degli ingredienti, il porzionamento degli elementi da cuocere ed il rispetto dei tempi per ottenere una buona cottura parziale e totale della pietanza.
- amore: cucinare è un piacere non un lavoro intrapreso ai fornelli di malavoglia;
è grande soddisfazione non solo di un momento per alimentarsi;
è una “filosofia di vita” che può anche alleggerire questa vita piena di stress;
è Amore perché non si fa solo per se stessi ma anche per dimostrare agli altri il proprio affetto.
Araldo Gennaro

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